giovedì 19 aprile 2018

Omelia di Papa Paolo VI agli artisti: 7 Maggio 1964

Pixabay yaiza2017

La messa di papa Paolo VI agli artisti avvenuta nel lontano 1964 è un testo intenso e ricco di spunti di riflessione importanti per un artista. Premette e mette in rilievo fondamentali concetti legati alla creazione dell'arte, al processo di creazione e al tempo stesso di cammino per fare sì che diventi un percorso significativo per se stessi e per chi ne fruisce. Il papa con umiltà e seria convinzione, prega gli artisti di mettere il proprio dono artistico al servizio di se stessi, ma anche di un concetto spirituale più alto, atto a creare in spiritualità.

 Questo articolo ha il solo scopo divulgativo e informativo per promuovere arte e sensibilizzare verso temi artistici e spirituali. Puoi leggere il testo integrale nel PDF in calce.
 I miei commenti sono con font normale e gli stralci di Papa Paolo VI in corsivo.


 Impressionante e entusiasmante la relazione tra il mestiere della Chiesa e il mestiere dell'artista, la missione di un artista! Cogliere la bellezza, l'invisibile e trascenderli in colori, in parole, trasformare la pagina bianca in emozioni.

  Il Nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. Perché, come sapete, il Nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, intelligibili, voi siete maestri. È il vostro mestiere, la vostra missione; e la vostra arte è proprio quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità. E non solo una accessibilità quale può essere quella del maestro di logica, o di matematica, che rende, sì, comprensibili i tesori del mondo inaccessibile alle facoltà conoscitive dei sensi e alla nostra immediata percezione delle cose. 


Einfuhlung: un concetto difficile? E' la relazione che si crea tra l'osservatore e l'osservato, in questo caso tra il fruitore dell'opera e l'opera stessa.

Agli inizi degli anni venti, il filosofo tedesco Theodor Lipps coniò con il termine Einfuhlung la relazione tra l'opera d'arte e il suo osservatore. Una sorta di empatia nell'arte, in cui l'osservatore vive  un processo di proiezione o introduzione, comunione, immedesimazione o identificazione dell'opera. La parola stessa ha questo significato: Ein- prefisso che indica dentro dall'interno e un movimento hinem, prefisso che indica dal fuori al dentro, di immissione e introduzione,  come una specie di respiro potrei permettermi di aggiungere io.
Un respiro che arriva a carpire la realtà spirituale dell'oggetto osservato, entrando in una specifica empatia spirituale, come spiega con semplice parole Paolo VI.
Nel 2001 con la neuroestetica,  il professore di neurobiologia Semir Zeki studiò la relazione tra l'estetica e le scienze cognitive, i meccanismi scientifici che portano all'apprezzamento estetico e la creatività.
Nella simulazione incarnata invece l'osservatore arriva a contemplare l'opera e il processo empatico arrivando a simulare mentalmente i gesti compiuti dall'artista per creare l'opera.

Voi avete anche questa prerogativa, nell'atto stesso che rendete l’osservatore di fronte ad un’opera inizierebbe a percepire le proprie sensazioni come se fosse nell'opera stessa accessibile e comprensibile il mondo dello spirito: di conservare a tale mondo la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza, il suo alone di mistero, questa necessità di raggiungerlo nella facilità e nello sforzo allo stesso tempo. Questo - coloro che se ne intendono lo chiamano «Einfuhlung», la sensibilità, cioè, la capacità di avvertire, per via di sentimento, ciò che per via di pensiero non si riuscirebbe a capire e ad esprimere - voi questo fate! 

In questo stralcio, il papa mette in risalto tutta la gioia entusiastica che si puo' trovare nell'arte e nella creazione...! Balzare il cuore di gioia, di letizia e ebbrezza e aggiungere di bellezza estatica del creato! Tutto.
Avere un punto di riferimento: "attingere da noi il motivo, il tema..." per non perdersi in parole e colori e rappresentazioni che balbettano. Concetto ripetuto a più riprese nel testo.

 Non vi abbiamo spiegato le nostre cose, non vi abbiamo introdotti nella cella segreta, dove i misteri di Dio fanno balzare il cuore dell’uomo di gioia, di speranza, di letizia, di ebbrezza. noi dobbiamo lasciare alle vostre voci il canto libero e potente, di cui siete capaci. E voi dovete essere così bravi da interpretare ciò che dovrete esprimere, da venire ad attingere da noi il motivo, il tema, e qualche volta più del tema, quel fluido segreto che si chiama l’ispirazione, che si chiama la grazia, che si chiama il carisma dell’arte. 


Importante essere consapevoli che l'arte puo' essere un veicolo importante, del quale siamo responsabili e coscienti. Dare un senso all'arte, anche attraverso un esercizio, un laboratorio, la tecnica che non è soltanto tecnica artistica, ma tirocinio dell'anima che ci permette di avventurarci nel mondo interiore, nel mondo esterno, valendosi della sincerità, della trasparenza dell'anima, della comunione verso Dio e la meraviglia del creato.
E' un arrivederci ricco di spunti, di percorsi possibili e di grande slancio creativo.
Un testo che riempie il cuore di gioia e di prospettive di creatività.

 Non Ci diffonderemo ora a discorrere se l’arte venga spontanea e improvvisa, come una folgorazione celeste, o se invece - e voi ce lo dite - abbia bisogno di un tirocinio tremendo, duro, ascetico, lento, graduale. 

Ebbene, se vogliamo dare, ripetiamo, autenticità e pienezza al momento artistico religioso, Occorre l’indispensabile caratteristica del momento religioso, e cioè la sincerità. 

Non si tratta più solo d’arte, ma di spiritualità. Se ricerchiamo Cristo veramente dove è, in cielo, lo vediamo riflesso, lo troviamo palpitante nella nostra anima: il Dio trascendente è diventato, in certo modo, immanente, è diventato l’amico interiore, il maestro spirituale. E la comunione con Lui, che sembrava impossibile, come se dovesse varcare abissi infiniti, è già consumata; il Signore viene in comunione con noi nelle maniere, che voi ben sapete, che sono quelle della parola, che sono quelle della grazia, che sono quelle del sacramento, che sono quelle dei tesori che la Chiesa dispensa alle anime fedeli. E basti per ora così.

Autore Contributor on Maverick Clow Blog
Marisa Forzani 

Fonti La molteplicità condivisa. Dai neuroni mirror all'intersoggettività - Gallese (2006)
Il sogno della melanconia: melanconia generosa e creazione artistica Edizioni Universitarie Romane
Omelia di Paolo VI solo a titolo informativo e divulgativo.




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L'uomo, quale infinita bellezza!

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Che sublime capolavoro è l’uomo! Quanto nobile nella sua ragione! Quanto infinito nelle sue risorse! Quanto espressivo nelle sue movenze, mirabile: un angelo negli atti, un dio nell'intelletto! La bellezza dell’universo mondo! La perfezione del regno animale!
(Amleto -Atto II, Scena II  William Shakespeare)  


Paralympics - We're The Superhumans from Blink on Vimeo.
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lunedì 23 ottobre 2017

La bolla d'aria: come relazionarsi con il prossimo

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Come bisogna approcciarsi al prossimo per incominciare una chiacchierata amichevole?
Prima di tutto occorre rispettare la bolla d'aria di ognuno di noi, mantenere una distanza di sicurezza dalla persona con cui vogliamo relazionarci. E' molto importante non invadere lo spazio degli altri: 
non troppo vicini e non troppo lontani, poi dipende dalla persona con cui ci stiamo interagendo.
Vi potete accorgere subito se la persona è a disagio oppure si sente a suo agio e quindi incomincia a parlare e a comunicare con noi con naturalezza. Se si stabilisce una sintonia avrete immediatamente dei segnali positivi sia visivi - la postura del corpo, il sorriderci - che nel tipo di comunicazione che sarà piacevole e scorrevole.
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Per avere una buona relazione con gli altri è fondamentale tenere a mente pochi concetti:
imparare a contenersi,
rispettare i tempi e le distanze degli altri. 

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In teatro quando si recita, occorre ricordarsi appunto che stiamo recitando, non serve l'esuberanza. La recitazione è credere in cosa si sta facendo e ricordarsi che si sta parlando ad un pubblico.

Nei prossimi articoli approfondiremo gli aspetti principali con cui il teatro favorisce la comunicazione, la padronanza degli spazi e dei tempi.

Alla prossima!

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giovedì 19 ottobre 2017

Il bello del teatro: citazione di Orson Welles su foto di Fabio Barettin


Il teatro resiste come un divino anacronismo. (Orson Welles)

Per la rubrica Il bello del teatro, oggi una citazione di Orson Welles su una foto che a dir poco favolosa, di Fabio Barettin dal teatro La Fenice di Venezia sullo spettacolo La Favorita.
Ringraziare Fabio in ognuna di queste occasioni è doveroso, ci regala degli scatti inediti e stupendi, che ci consentono di sbizzarrirci per dedicare delle citazioni importanti e raccontare qualcosa sul teatro.

Perché il bello del teatro? Come si fa a definirlo "Un divino anacronismo"? 
Poichè nel teatro si creano ad arte artefatti e magici scenari in cui la realtà è fuori dal contesto storico, gli errori che catapultano lo spettatore all'interno della rappresentazione, li estranea dal contesto al di fuori del tempo. A volte sono intenzionalmente inseriti nel contesto per enfatizzare un oggetto, un soggetto, un ritaglio del racconto. Divino perché ci fa risalire la china della umana creatività, a nostra insaputa stimola la fantasia e l'immaginazione nella creazione di spettacoli atemporali, che parlano al cuore, al centro dei sentimenti e non lasciano indifferenti nè spettatori nè attori. Tutti ne escono arricchiti e diversi.

Letteralmente anacronismo significa "errore o arbitrio cronologico per cui si attribuiscono a un’età usi, costumi, fatti propri di un’altra" (cit Garzanti lingua). Un fatto contro tempo, dal greco anachronismós, comp. di aná ‘contro’ e chrónos ‘tempo’.

Orson Welles sapeva bene come questo fosse possibile, debuttò all'eta di 23 anni in modo un po' insolito, narra la leggenda che durante una trasmisisone radiofonica La guerra dei mondi, fece credere alla popolazione in ascolto che ci sarebbe stato a breve un attacco di marziani! Questo fatto, vero o non vero gli procurò la fama necessaria per avere un contratto per la realizzazione del suo primo film con grande libertà di azione. Fu un regista, produttore cinematografico, attore, sceneggiatore e scrittore.

Alla prossima! 
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domenica 15 ottobre 2017

Il bello del teatro: citazione di Eduardo De Filippo su foto di Fabio Barettin



Con la tecnica non si fa il teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia.
(Eduardo De Filippo)

Per la raccolta di citazioni con tema il teatro nella rubrica Il bello del teatro, oggi una frase di Eduardo De Filippo, su una foto del nostro oramai collaboratore fisso: il fotografo Fabio Barettin, in queste foto di scena dalla "Fenice" nello spettacolo de "La Favorita".

Il teatro è fantasia, immaginazione, improvvisazione animata da quell'impeto funesto e al tempo lieve, imprime quella forza ed energia che si spende calcando le scene, assaporando il sudore del lavoro, la gioia di donarsi e ritrovarsi, di specchiarsi nell'altro e in se stessi in un gioco continuo tra le luci del palcoscenico e della vita.

Maverick Clow,
Alla prossima!
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venerdì 8 settembre 2017

Educare al rispetto di se stessi


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La mia esperienza decennale nel campo dell'animazione e del teatro mi ha portato all'osservazione del comportamento umano con una particolare attenzione al mondo dei bambini. Avere a che fare con il mondo infantile è una risorsa continua e occorre mettersi in gioco in modo che l'educazione sia al rispetto del prossimo e all'arricchimento della persona. I bambini vanno accompagnati nel cammino della vita anteponendo sempre i valori primari Amore, Rispetto, Fiducia, Approvazione affinché diventino degli uomini sereni, felici e fiduciosi nelle proprie capacità.
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